Meeting: Meeting dell'uva del Gigante Baba
Località: Fumane (VR)
Data: 02 ottobre 2005
Partecipanti: Gianlu, GoboVR
Giudizio: 4 ernie, squillini a gogo
Testo di GoboVR

PREMESSA

Con l’incarico di rappresentante del RESENTIN RACING TEAM conferitomi dagli Inficiati, vi scendo questo report purtroppo privo di foto, in quanto avevo paura che mi si riempisse la digitale di polvere.
É ovvio che relazionare un’uscita è l’esposizione personale dei fatti di chi scrive con i suoi pregi (se ci sono) e i suoi difetti, chiedo quindi scusa a chiunque si dovesse sentire disturbato da tale racconto. Mi scuso in modo particolare con coloro i quali ho passato quasi un’intera giornata e non mi ricordo con precisione i loro nomi; non c’è un motivo particolare ma solo il fatto che quando faccio enduro faccio solo quello e non penso ad altro. Scollego quel poco di cervello che madre natura assieme ai miei genitori mi ha dato e penso solo alla moto, al percorso, al paesaggio e ascolto le sensazioni che questo sport riesce a trasmettermi.
Non m’interessa sapere con chi sono e come si chiama, che moto cavalca e che lavoro faccia, m’interessa solamente essere lì con loro a condividere una passione. Fino a quando riuscirò ad accogliere queste emozioni farò enduro.


NETTUNO E’ PIUTTOSTO INCAZZATO

Sono le 6:30 quando quel brutto quanto infernale aggeggio che tutti hanno in casa vomita un suono freddo e scorbutico: bi-bip, bi-bip, bi-bip.
E’ vero, sono di Verona il ritrovo è a 30 km alle 9,30 ma io ho tutte le mie cose da fare con calma; sguardo verso la moglie…per vedere se c’è ancora, scoperchiamento delle lenzuola, veloce controllo se la sotto è tutto a posto (una volta non occorreva guardare…si sentiva!), tappa nella cameretta della bimba, espulsione dei liquidi, lavatina di muso e vestizione. Segue la solita colazione con stinco di maiale al forno e patatine fritte annegate nella maionese, ¼ di Custoza e un bicchiere di Prosecco della Valdobbiadene per il ruttino. Come sempre non guardo mai fuori della finestra per vedere il tempo e posticipo la sbirciata al dopo espulsione dei solidi, che mi faccio comodamente seduto con cicca in bocca e MF sulle ginocchia.
Le previsioni meteo prevede pioggia, ma forse si sbagliano… ma neanche tanto vedendo il cielo! Esperienza m’insegna che quando si decide di fare qualcosa si fa e allora carico tutto il necessario sul furgone e, mentre controllo di aver tutto, (pantaloni, maglia, protezioni, stivali, zaino, cicche, Petrus con la Sambuca ecc.) arriva Gianluca e mi rendo conto di aver dimenticato una cosina: la moto!
Sono le 7,50 e partiamo per Fumane luogo d’incontro, e manco a dirlo pioviggina ma sembra che non voglia peggiorare, sembra…


ANCHE A GIOVE PLUVIO GIRANO I COSIDDETTI

Arrivati in loco alle 8,30 inizio l’opera di vestizione e la radio trasmette la canzone di Jovanotti “..piove, senti come piove, madonna come piove, senti come viene giù…”. Niente di più premonitore, difatti manco a dirlo viene giù a catinelle ed ovviamente non trovo un minimo di riparo. Alt aspetta un attimo non vedo nessun motociclista in circolazione è meglio che aspetti qualche minuto! Nel breve tempo di 30 minuti e solo dopo aver visto 4/5 energumeni passare a cavallo di tanti cavalli che scoreggiano assieme, mi vesto e raggiungiamo il tendone della festa paesana luogo d’incontro per la partenza ma soprattutto per l’arrivo visto che è dove se magna.
Corrado, organizzatore dell’evento, fa la conta e decide di aspettare, manca ancora qualcuno che ha assicurato le sue performance; arriveranno nei prossimi minuti, dice, nel frattempo quattro chiacchiere, i classici sfottò e presentazioni con chi non conosci.
Siamo pronti a partire, faccio una conta così tanto per capire in quanti siamo 1,2,3…17. 17? no aspetta che riprovo: 1,2,3,…17! Porc#]*#.!”
Non che sia superstizioso però se posso evitare certe cose...in ogni caso mi rilasso quando arriva uno che era andato a fare benza.


DAI CHE NEMO!

Partiamo in tre gruppi capitanati da: Corrado con XR 650, Lele alias guru (manco a dirlo su XR 680) e non mi ricordo come si chiama su CRE.
Io (KTM 450) sono nel gruppo di Corrado con Gianluca (KTM 525), Magnus (XR 650), Tizio (XR 600) e Sam Progno (vive a Cincinnati ma è di origini veronesi), in sella ad un XR 650 ritirata il giorno precedente dopo trascorsi su un 600. Caio non è venuto perché arrestato la sera prima dopo essere stato sorpreso a sodomizzare un Lama al parco zoo safari. Mi scusino Tizio e Sam Progno ma mi è entrata acqua nella testa e quel poco di cervello che vi alloggia in affitto non sa nuotare e non riesce a premere il tasto rec.
Ah, dimenticavo: DILUVIA!
Inizia la scorribanda, e se non vedi nulla quando c’è la polvere, quando piove è peggio perché oltre all’acqua che si intestardisce di rimanere sulle lenti degli superipertecnologici occhiali ci si mette pure l’appannamento nonostante abbia usato un prodotto specialistico il Sputex, quindi dopo pochi minuti li tolgo per non rimetterli più.
Dopo brevi e semplici tratti c’è il primo muretto di roccia che si inerpica per un paio metri con altrettanti di dislivello (Horseman ne sa qualcosa) dove tutti passano più o meno agevolmente tranne el Gianlu che si ferma appena sopra (mi dirà poi che è stato per rispondere al cellulare) io che lo seguo, mi potrei fermare sotto, ma sono geneticamente bastardo e lo supero; passandolo sento un “bastardo, culattone” ma sicuramente lo stava dicendo al cellulare.


LA SASSÀRA MALMOSTOSA

Il giro procede a buon ritmo, il fondo pietroso è molto scivoloso e suggerisce accortezza e prudenza in particolare in una stradina che ci porta ad una lunga mulattiera di pietre mosse ai piedi del Monte Pastello. Corrado decide di non salire per il monte perché oltre alla caduta di un albero a metà tratta, si deve poi affrontare una discesa di pura roccia con un paio di passaggi troppo pericolosi viste le condizioni meteo. Inoltre nella mattinata ero stato raggiunto da una telefonata del vicepresidente Horseman e dal socio onorario Fred, che mi informavano che la sala gessi del Geriatrico era già al completo. (in realtà era solo una scusa per raccomandarci di portare con orgoglio e professionalità (?) la rappresentanza degli inficiati).
Aggiriamo il monte per poi infilarci in un sottobosco largo e scorrevole che invita al gas aperto, ma è solo un’illusione perché fatti qualche centinaia di metri svoltiamo a destra e dopo aver percorsi pochi metri, l’autostrada finisce per una statale, per una comunale, per un sentiero, e infine un sentierino immerso nel bosco con alberi a destra e a manca (nel senso che mancano proprio) per lasciar posto a qualche rametto striminzito per proteggere gli insetti da cadute nella valle sottostante (molto sotto); è la stupenda Valdadige (tratto molto a cuore al nostro Fred).
Ah, dimenticavo: DILUVIA!
Si prosegue per un paio di km, il sentiero è largo o meglio stretto circa 40 cm il fondo è pietroso con alcuni tratti in contropendenza e attraversamento di radici, di norma quando faccio questa tratta mi godo il paesaggio della valle e scatto qualche somiglia ma oggi sono troppo impegnato a guardare dove mettere i tasselli e filo via.


IL GIANLU E GLI SQUILLINI

Si fa un breve passaggio in discesa da “sero i oci e speremo che la me vaga ben” per poi entrare in un sottobosco scorrevole, piccolo trasferimento su strada che a visto l’asfalto a macchia di leopardo e poi su per una mulattiera larga un paio di metri con fondo pietroso ma fermo, radici, un muretto bello tosto e altri di più piccoli (ovviamente tutti rigorosamente in curva). In condizioni di asciutto non sarebbero particolarmente difficili ma con il bagnato sono impegnativi perché da farsi di buona lena e gas costante, fluido, oserei dire vellutato.
Sul muretto tosto el Gianlu si ferma ancora dicendo che gli squilla nuovamente il telefonino e attanagliato dalla preoccupazione che possa essere la Erica si ferma per rispondere e ne approfitta per collegare l’auricolare a filo.
Poco più avanti su un gradone el Gianlu (sempre lui!) baruffa con la ruota anteriore e siccome quella posteriore è grande e grossa, vuole andare davanti a difenderla cercando di passare un colpo a destra, un colpo a sinistra e anche sopra il nostro centurione. Considerando che tale situazione potrebbe avere effetti catastrofici, el Gianlu decide di fermarsi e cerca di risolvere la faccenda in maniera amichevole. Nel frattempo chi c’è che arriva dietro di lui?
Esatto, quello geneticamente bastardo, che stavolta non può fermarsi e “controvoglia” lo supera in una maniera oserei dire sublime, da “l’ABC dell’enduro” complice soprattutto una traiettoria irripetibile (le giornate buone ogni tanto ci sono!). Anche stavolta sento imprecazioni, ma non posso ripeterle e memore che aveva l’auricolare ho pensato che non fossero indirizzate a me stesso medesimo, ma a chi era al telefono anche se non ne sono più tanto sicuro e tantomeno che fosse la Erica.
Proseguiamo su un bello sterrato dove tutti danno sfogo al polso destro e arriviamo a S.Anna d’Alfaedo per berci un bel caffè. Non tutti però; io mi sono sceso un caffè doppio, Corrado cappuccino con il biscottino, Gianlu, Tizio e Sam Progno una cosa che non ricordo come si chiama ma è birra e gassosa. (
* na variante trista del bibitone, nota di Fred)
Ah, dimenticavo: DILUVIA! e ci saranno 15 gradi. Boh!


LA PROVA DEL CUOCO/bis

Quattro chiacchiere, scuse più o meno banali per le scivolate, cicca e si riparte verso Fumane infilando uno scorrevole sentiero con fondo di predominanza rocciosa e tratti di terriccio con la pietra… sotto, bella nascosta, lì pronta a ciularti e, infatti, ogni tanto qualcuno ciula. In ogni caso bel tratto.
Arriviamo a Fane e faccio segno agli altri di seguirmi per fargli vedere e provare la “prova del cuoco”. Trattasi di una ripida salita con fondo di terriccio misto a pietrisco che di norma la facciamo o meglio proviamo a farla prima della sosta pranzo distante tre curve. I primi 40 metri sono dritti per poi fare una curva e incunearsi nell’ultimo tratto (che da sotto non si vede) con pendenza maggiore. Di norma con i butei del Resentin Racing Team arriviamo alla curva, qualcuno la passa, altri arrivano in cima. I bastardi degli Inficiati me l’hanno fatta fare per la prima volta alla prima uscita con il Kappa nuovo, ancora tutto immacolato. Per dovere di cronaca devo aggiungere che sono arrivato sino sopra e in sella alla moto, ma la discesa l’abbiamo fatta ognuno per conto proprio, preceduta da un numero di freestyle all’indietro…involontario.
Il tratto di strada che porta a tale prova e molto largo, battuto dal passaggio di mezzi d’opera e molto, ma molto, ma molto, scivoloso, oserei paragonarlo al ghiaccio. Fattostà che Tizio e Sam Progno non arrivano, aspettiamo qualche minuto e ritorniamo sui nostri passi. Oplà, Sam Progno si è fatto una bella scivolata di una ventina di metri con naturale piega della leva dx e grattadine varie, glutei compresi; comunque fortunatamente niente di serio. Ok si riparte ma il 650 di Semprogno vuole essere scalciato a dovere prima di accendersi mentre il 600 di Tizio, probabilmente geloso di tante attenzioni per la sorella maggiore, (ste femmine) non vuole essere da meno così a turno ce lo passiamo, ma la femmina è troppo cocciuta e riprenderà a cantare solamente dopo avergli appoggiato le mani nel posteriore.
Ah, dimenticavo: DILUVIA!


AMMAZZONIA

Nel frattempo si è fatto un po’ tardi e complice il suggerimento del gruppo capitanato dal CRE dove pochi chilometri addietro una signora a detto loro che in fondo al tal sentiero c’era la Forestale, Corrado decide per un taglio di percorso via asfalto; ottima idea. SBAGLIATO, pessima idea perché sbuchiamo in un tratto di strada dove sta transitando il gruppo del Lele. I due si parlano e scorgo negli occhi dei due un lampo di luce suicida. Alla mia domanda “Non avrete mica in mente un tratto canaia vero?” No, no è la risposta: niente di più falso. Lele capogruppo e via giù per stradine e sentierini fino ad arrivare ad un certo punto in cui mi dice:”adesso vi porto in Ammazzonia. Non sapevo se essere felice o piangere. Parte e scompare in un punto in discesa dove non c’è traccia di passaggio, per poi vederlo risalire in uno spazio dove c’è roccia a sinistra ed a 28,5 centimetri a destra solo una pianta che ti evita di scivolare nel sottostante corso d’acqua (come se non fosse sufficiente quella che scende dal cielo). Io che sono il secondo rimango lì un po’ indeciso, mi guardo attorno e vedo caschi che scuotono, mani che fanno segni inequivocabili e moto spente; siamo pronti per girare le moto anche se nessuno vuole essere quello che abdica per primo fino a quando quello che o a fianco mi dice: “Dai vai, passato quel punto NON dovrebbe esserci più niente di difficile”. Queste parole e i segnali del Lele mi danno lo stimolo per buttarmi seguito a turno dagli altri. E poi si sa, il futuro è sulle ginocchia di Giove!
Passato quel tratto ci siamo trovati in un canyon immerso nel verde con pareti di roccia alte una quindicina di metri e un corso d’acqua che scorre silenzioso e lentamente accarezzandone il letto costituito da lastre di pietra. Un posto stupendo, ci sentivamo proprio in mezzo alla natura e tale splendore c’inorgogliva dandoci nuove energie non belligeranti ma d’assoluta metamorfosi dell’ambiente. Per minuti che sembravano infiniti c’era il silenzio totale e solo dopo una quindicina, quanto tutti avevano passato il tratto più difficile a moto spenta, siamo ripartiti sempre lungo il corso d’acqua fermandoci ad ammirare e rispettare la fauna rappresentata da numerosi lucertoloni gialli con grosse macchie nere (probabilmente salamandre) che attraversavano il corso d’acqua. In quel tratto ho perso la cognizione del tempo ma penso che ci saremmo stati una mezzoretta. Bellissimo.
Ah, dimenticavo: DILUVIA!


SATURNO, APOLLO & IL FAGIANO MASCHERATO

Dopo un breve tratto di boscaglia ci troviamo davanti ad una bella discesa che conduce al fondo valle per poi risalire dal lato opposto. Mi sgrano gli occhi perché la discesa non mi preoccupa ma la salita un tantino; sembra veramente impossibile . Lunga una trentina di metri, buona pendenza, fondo di pietrisco fangoso e gli ultimi dieci metri sembrano verticali. Il recupero di una borraccia di benzina per dissetare il 680 del Lele ci permette di valutare bene il passaggio e la conclusione è: “Non si può fare un’altra strada?” risposta: “Passiamo da lì così avrai qualcosa da ricordare!” In quel preciso istante ho pregato Dio Apollo per me e Dio Saturno per Lui. Parte, discesa, filo di gas e su che è una meraviglia. "E che cazzo!" dico, "se po’ fa, se po’ fa!", metto la seconda e salgo anchio. Più facile del previsto. Uno alla volta arrivano gli altri ma solo dopo aver aspettato che el Gianlu (sì, sempre lui) parcheggiasse di traverso il suo 525 a metà salita, probabilmente per rispondere al telefono!. Stavolta però non lo supero, ma scendo ad aiutarlo perché posso capire che alzare la moto, parlare al telefono e fumare con il casco indossato possa essere impegnativo anche per lui.
Ripartiamo con Lele che guida la mandria di affamati (sono le 14,00 circa) io subito dietro e via tutti gli altri. Il passaggio nella cava è veloce e prima di una curva un bell’esemplare di fagiano non da la precedenza a destra e nonostante il tentativo del Lele di evitare l’impatto, gli cozza contro la mascherina. Dopo un breve periodo di rincoglionimento (del fagiano) si riprende e prosegue per i fatti suoi (sempre il fagiano) probabilmente smoccolando contro cavalli e cavaliere. Poche centinaia di metri e siamo alla fine del giro. Non ho guardato il km ma prevedo siano stati fatti una settantina di chilometri.
Arrivati in loco, caricate le moto sul furgone e abbandonato il vestiario tecnico siamo andati sotto il tendone per fare pace con lo stomaco, che ha ospitato un squisito piatto di spaghetti con sugo di cervo e succo d’uva. Il menù offriva tanti altri piatti ma per me così era sufficiente.
Chiacchiere e saluti finali in compagnia delle grappe gentilmente offerte e tutti a casa felici e contenti… e bagnati!


RINGRAZIAMENTI

Rinnovo i ringraziamenti a tutti quelli che hanno contribuito a questa manifestazione, alle guide, a chi ci a ospitato ed ovviamente a tutti i partecipanti. Un “porta pazienza” al Gianlu; non c’è l’ho con te, hai solo la sfiga di essere amico di vecchia data (saranno 12 anni che viaggiamo assieme in moto e non) e di essere sempre a vista d’occhio.
Ah, dimenticavo: DILUVIA!
Andrea alias Gobovr